Siamo viaggiatori del tempo, apparentemente entusiasti della performance, a nostro discapito ripercorriamo momenti vissuti dieci, venti, trenta anni fa o ancor più.
A volte basta una parola, un tono di voce, un’aria diversa, l’odore di una stanza e immediatamente ci ritroviamo là, in quel tempo lontano dove qualcosa di sgradevole è accaduto, ne riviviamo l’impotenza di reazione e inconsapevolmente la riproponiamo adesso, in questo momento.
La realtà trascende l’immaginario e l’emozione blocca la reazione a conferma di ciò che è stato registrato magistralmente dalla mente o dal corpo.
Viaggiatori del tempo che fu o che mai sarà, pronostichiamo l’inverosimile a svantaggio di ciò che abbiamo di fronte o che forse non avremo mai.
Perché i viaggi nel tempo ci precludono la bellezza dell’esperienza diretta di ciò che incontriamo adesso e che, perché diventi un ricordo, deve essere vissuto, qualunque sia l’esperienza è questa la realtà, è questa che va vissuta.
Altrimenti saremo sempre o troppo distanti o troppo lontani.

Sonia Lunardi